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Il Bed & Breakfast "La Chiusa dei Monaci" è immerso nel dolce mormorio delle acque del Canale Maestro della Chiana che lo attraversa in tutta la sua ampiezza, relazionando esterno e interno in una naturale e continua armonia.
Vi stupirete nello scoprirvi ad ascoltare a orecchie tese il silenzio e tutte le sue sfumature, e nell’abbandonarvi allo scorrere del tempo e perdervi nella riconquista di spazi, rumori, sapori e colori che ci riportano con la mente alle atmosfere del passato…
L’antica Chiusa dei Monaci appartiene alla nostra famiglia fin dagli anni ’30, quando venne acquistata dal nonno e dai suoi fratelli (provetti mugnai), che fecero del luogo un centro di aggregazione per tutta la famiglia e anche oltre, perché tutti, nel raggio di svariati chilometri, conoscevano "il mulino" ed i suoi vivaci abitanti. Purtroppo l’esperienza molitoria si è conclusa negli anni ’90, ma oggi siamo orgogliosi di affermare che "La Chiusa dei Monaci" non ha perso una briciola del suo antico fascino, ed anzi, sotto la nostra cura e dedizione, si è rinnovata per accogliere ospiti desiderosi di abitare la storia.
Una storia incantata, che nasce nel 1150 e arriva fino ai giorni nostri. Un antico mulino toscano, originariamente costruito, abitato e organizzato dai Monaci del convento delle SS. Flora e Lucilla, che provvidero a deviare un braccio del Canale Maestro della Chiana per permettere ai ritrecini posti nelle fondamenta del mulino di girare e dare forza alle macine situate nei locali soprastanti. Il braccio di fiume attraversa ancora in tutta la sua lunghezza l’intero edificio ed è chiaramente visibile attraverso alcune botole poste nel’attuale salone.
Cosa sono i ritrecini? Ogni macina veniva mossa dalla forza dell'acqua che batteva sulle pale della ruota idraulica; un albero di trasmissione provvedeva al collegamento.
Tali antiche ruote denominate "ritrecini" sviluppavano energia sufficiente per azionare le macine. Situate in un locale sottostante, ricevevano l'acqua che arrivava per caduta dal canale.
"…si trova pure che in detto anno esisteva già murata la pescaia, e mulino de’ Monaci di Santa Flora e Lucilla…".
Durante la Seconda Guerra Mondiale l’edificio subì alcuni danni, ma in seguito ad un accurato restauro effettuato con amore e particolare dedizione, la "nostra" Chiusa dei Monaci è tornata a vegliare placida sul Canale Maestro della Chiana e ad ammirare con occhio benigno tutti i suoi ospiti, siano essi esseri umani o anche gli stupendi aironi cinerini e gli ibis bianchi che a sera sorvolano maestosi il luogo, o le gallinelle d’acqua che fanno a gara a tuffarsi nelle acque del fiume, oppure i daini timorosi che a volte si affacciano sull’altra sponda.
La nostra mission:
"Ubi bene, ibi patria"
("Dove ci si sente bene, là c’è la patria")
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stampa della chiusa con la sua architettura originale
immagine del mulino prima della 2° guerra mondiale
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Il senso di pace profonda, di tranquillità e di privacy che si ricava da questo ambiente, fanno si che il vuoto creato dallo stile di vita odierno si trasformi in un benessere davvero inusuale. Antoine de Saint-Exupéry scriveva: "Ciò che è fondamentale è invisibile all’occhio". Alla "Chiusa dei Monaci" il contatto umano con la natura trova la sua massima espressione; non c’è inquinamento ambientale poiché non ci sono industrie e c’è poco traffico. Persino le tecnologie adottate per rendere il soggiorno un ricordo memorabile nel più alto rispetto ambientale sono "invisibili" e ne danno la conferma. Sono rispettivamente i pannelli solari per produrre acqua calda, la centrale termica a pellets per scaldare l’abitazione durante i mesi invernali, il pozzo artesiano di acqua dolce e il recupero di acque piovane onde evitare sprechi e salvaguardare l’aspetto ecologico. Nella prima parte del 2011 sarà ultimata la realizzazione di una "cantina", possiamo affermare unica nel suo genere, che accoglierà il "Vinarium", una piccola enoteca dove da pochi semplici elementi fondamentali e sacri, vale a dire il cibo e il vino, daremo vita ad una forma di benessere da gustare con tutta calma e in grado di soddisfare i palati più esperti.
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Qui a lato i nostri sotterranei, i locali che ospitavano originariamente (1150) l'antico mulino con le sue chiuse. L'acqua del fiume veniva convogliata attraverso la prima (e in un primo momento unica) chiusa posta all'esterno, e da qui a cascata verso i ritrecini i quali trasformavano in energia la forza sprigionata dalla caduta dell'acqua e azionavano le macini che si trovavano al livello superiore. In un secondo momento, quando venne costruito il "mulino nuovo", venne attivata anche una seconda chiusa (visibile dalla botola posta nel salone della casa) che deviava una parte dell'acqua verso i ritrecini dell'altro mulino.
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Immersa in un’atmosfera di totale pace e tranquillità, benché a soli 4 chilometri
dal centro storico della variopinta città di Arezzo, "La Chiusa dei Monaci"
mette a disposizione dei suoi gentili ospiti quattro camere arredate in tipico stile
toscano, che dispongono di bagno privato con doccia e TV LCD con ricezione satellitare,
frigo bar e set caffè. La colazione a buffet viene servita nell’ampio e tipico salone
centrale, davanti al camino in pietra nei mesi invernali; nel fresco patio antistante
il salone e prospiciente il giardino nei mesi estivi.
Ciascuna delle quattro camere è dedicata ad un artista della nostra terra.
Dedicata all'illustre pittore nato a Sansepolcro nel 1416-17 ca.
Immersa nella luce e nei colori naturali che fanno da sfondo alle opere del grande
maestro del '400, la camera gode di una vista meravigliosa sui bastioni della Chiusa.
Spalancate la finestra e tuffatevi nello spettacolo delle maestose architetture
granducali.
Dedicata al poliedrico artista nato nel piccolo borgo di Caprese il 6 marzo 1475.
Ampia e articolata e arredata con alcuni pezzi di famiglia, con vista sul giardino
e sul Mulino nuovo, gode di una luce meravigliosa e dei suoni rilassanti provenienti
dalle rive del fiume.
Dedicata all'illustre artista e intellettuale aretino, nato il 30 Luglio 1511.
Intima e accogliente, con vista sul giardino e sul Mulino "nuovo" (risalente alla fine del XVIII secolo) e arredata con alcuni pezzi di famiglia.
Dedicata al geniale inventore del pentagramma musicale, nato all'incirca nel 991.
La nostra camera con patio e giardino privati. Romantica e silenziosa, arredata
con letto a baldacchino e illuminata da una cascata di minuscole lucciole, dispone
di un patio privato corredato di tavolino con due sedie in ferro battuto e di un
giardino privato con ombrellone e due comode sdraio in cui rilassarsi sotto il sole
o semplicemente oziare completamente isolati dal resto del mondo.
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Vi offriamo la possibilità di vivere la Toscana come se foste a casa vostra, di
vivere i luoghi e conoscere le nostre tradizioni.
La quiete e la tranquillità della Vecchia Chiusa dei Monaci saranno la vostra culla.
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bagno in camera
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frigo-bar
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set caffè
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TV LCD
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ricca colazione (servita dalle 8:30 alle 10:00)
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pulizia giornaliera delle camere
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cambio biancheria ogni 3 giorni
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culla gratis
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biciclette a disposizione degli ospiti
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prenotazione ristoranti su richiesta
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parcheggio gratuito
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possibilità di prenotare visite guidate ai maggiori luoghi di interesse artistico
con guida privata
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possibilità di effettuare piccole degustazioni di prodotti tipici del territorio
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La Chiusa dei Monaci è situata in posizione strategica direttamente alla partenza del percorso ciclabile e pedonale del “ Sentiero della Bonifica”. Le nostre biciclette saranno messe gratuitamente a disposizione degli ospiti che desiderino esplorarlo.
Situata nel cuore della zona di produzione del Chianti colli Aretini ( stradadelvino), “La Chiusa dei Monaci” è il punto di partenza ideale alla scoperta di vigneti e cantine del territorio e per inebriarsi dei sapori colori e sentori dei nostri vini e dei luoghi che fanno loro da cornice.
 Gli appassionati di antiquariato non mancheranno di visitare, ogni prima domenica del mese puntualmente fin dal 1968, la Fiera Antiquaria, la più grande ed antica fiera d'antiquariato in Italia, che da Piazza Grande si snoda per le vie del centro storico della città, accogliendo circa 500 espositori provenienti da tutta Italia che propongono mobili, dipinti e oggetti da collezione e per l'arredamento di varia epoca.
 La prima domenica di Settembre in diurna ed il penultimo sabato di Giugno in notturna si svolge la “ Giostra del Saracino” torneo cavalleresco che affonda le sue radici nella storia. Il primo documento aretino che ricordi la Giostra del Saracino risale al 6 agosto 1535, ma il gioco ha certamente radici più antiche.
 Se desiderate invece sperimentare una vacanza all’insegna della spiritualità, il Bed & Breakfast La Chiusa dei Monaci è situato esattamente al centro della direttrice che mette in comunicazione l’Eremo francescano "Le Celle" di Cortona con il Santuario francescano de La Verna per giungere fino al domenicano Eremo di Camaldoli.
 Potrete inoltre partire alla scoperta dell’Arezzo etrusca attraverso la linea ideale che unisce Cortona con i suoi "Meloni" e la "Tanella di Pitagora" (itinerari etruschi Apt), passando per Arezzo e il suo Museo Archeologico G.C.Mecenate, fino ad arrivare alla Pieve a Socana, grandioso esempio di tempio Cristiano medievale edificato sui resti di un preesistente tempio etrusco.
 A dirlo suona strano, ma la provincia di Arezzo è nota anche per le sue mucche. La Valdichiana, la verde zona a sud della città, è infatti la patria della razza chianina; questi animali, famosi per i mantelli candidi e, soprattutto, per le carni saporite, hanno anch’essi origine etrusche, discendenti da una razza conosciuta nell’antichità per l’imponenza dei suoi tori. www.razzachianina.it
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Bed & Breakfast - La Chiusa dei Monaci
via Molinara 43/A
loc. Ponte a Chiani
52100 Arezzo, Italy
tel: 338 9021734
tel/fax: 0575 357434
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Firenze 65 Km
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Roma 170 Km
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(70 min in treno)
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Milano 280 Km
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(2–4 h in treno)
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Venezia 350 Km
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(4 ore in treno)
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Bologna 150 Km
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(2 ore in treno)
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Perugia 65 Km
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Siena 60 Km
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Chianti 50 Km
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Sansepolcro 35 Km
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Poppi 35 Km
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Cortona 30 Km
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Anghiari 20 Km
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Arezzo è una splendida città d'arte ancora non completamente compresa e apprezzata
come tale. Eppure, questo bel centro della Toscana che mantiene immutato il suo
fascino medievale ha dato i natali a personaggi che, fin dall'antichità hanno fatto
la storia delle arti e dell'ingegno umano. Uno su tutti: Piero della Francesca.
Un figlio di questa terra, essendo nato, verso il 1412, nella vicina cittadina di
Sansepolcro. Un personaggio che fu, da appassionato matematico oltre che pittore,
uno dei massimi teorizzatori di quel nuovo modo di concepire e rappresentare la
realtà, la prospettiva, che altri grandi artisti, Brunelleschi e Masaccio, avevano
appena fatto propria nella vivace Firenze.
Piero, come viene ancora oggi affettuosamente chiamato da queste parti, diffuse
nei principali centri culturali d'Italia il nuovo modo di dipingere. Fu a Roma,
Rimini, Urbino, Perugia, Ferrara, oltre che Firenze ed Arezzo. Ma l'amore per la
sua patria d'origine non venne mai meno. Tanto che i suoi capolavori riflettono
sempre i colori, le luci, le atmosfere delle terre aretine.
Il nostro viaggio alla scoperta dei capolavori del nostro artista partirà quindi
dal Duomo, dove, in una parete un po’ defilata, riconosceremo il suo tratto inconfondibile
nelle linee della splendida "Maddalena" , per poi tuffarci immediatamente, giù a
capofitto zigzagando fra le case antiche e i palazzi per giungere in basso alla
chiesa di S. Francesco dove gli affreschi della "Leggenda della Vera Croce" (dipinti
nel 1452-59 circa) ricoprono completamente le superfici della cappella Bacci. Pur
guastati dal tempo e recentemente restaurati, rappresentano non solo il massimo
capolavoro di Piero della Francesca, ma dell'arte di tutti i tempi. Nel narrare
le vicende di un libro che nel Duecento aveva avuto grande fortuna, la "Legenda
aurea" di Jacopo da Varagine, fra battaglie, personaggi nei quali ritrae la corte
bizantina che aveva potuto vedere a Firenze pochi anni prima, scenografie geometriche,
Piero racconta la sua visione del mondo. Le figure, con i loro colori puri e brillanti
dominano lo spazio che è immobile. Tutto appare bloccato, eterno, come Dio che si
rivela qui ed ora.
Proseguiremo poi il nostro viaggio alla scoperta di Piero
inoltrandoci verso la valle del Tevere, dove i sapori della Toscana, qui più verdeggiante
che mai, iniziano a mischiarsi con quelli dell'Umbria.
Nel minuscolo borgo di Monterchi, dove è conservata l'affascinante "Madonna del Parto"
, per poi proseguire verso Sansepolcro, il paese natale del maestro,
che nel Museo Civico custodisce la sua celebre "Resurrezione" (1468), il maestoso
"Polittico della Misericordia" (1445-1462), la "Crocifissione" e il frammentario
"San Giuliano".
La scoperta di Piero, da sola, meriterebbe una visita ad Arezzo: l'antica Aretium,
la città degli etruschi e dei romani, la superba rivale di Firenze, la città dell'oro
e degli antiquari, si lascia ancora scoprire a poco a poco. E riesce ancora ad emozionare
e commuovere il visitatore attento che si lascia perdere nei suoi vicoli discreti
e spesso silenziosi.
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L'anfiteatro romano del I sec. d.C.è il più importante resto della civiltà romana.
Vitruvio ricorda come una curiosità il muro di cinta eseguito in laterizio anziché
in pietra, ed è questa la più antica testimonianza della familiarità degli aretini
con l'arte figulina ( la “figula” nell’antica Roma era un piccolo recipiente di
terracotta): familiarità confermata del resto dagli scavi, che hanno portato alla
luce molti vasi e matrici di vasi, spesso a rilievi figurati. Non per niente Arezzo
fu sempre celebrata nell’antichità per le sue botteghe e i suoi maestri nella lavorazione
della terracotta, che raggiunsero il massimo splendore intorno al I sec. a.C., quando
gli “Arretina vasa” di Marcus Perennius invasero il mondo allora conosciuto.
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Dal Duomo e dalla Fortezza Medicea, costruiti sulla sommità del colle, si dipartono
a ventaglio le maggiori arterie fino alle porte della città, cui fanno capo le strade
che conducono rispettivamente al Casentino, al Valdarno, alla val di Chiana, alla
val Tiberina.
Con un senso altrettanto squisito di reciproche proporzioni si venne formando nel
corso del Rinascimento la più tipica e bella piazza di Arezzo, Piazza Grande, che
fu ornata di logge dal Vasari e che da lui prese il nome, sulla quale si affacciano
con perfetta armonia edifici di più secoli: la stupenda abside romanica della Pieve;
il grazioso palazzo della Confraternita dei Laici (1375-1460), felice innesto di
Rinascimento su gotico, e la vela del Vasari; le Logge di questo ultimo, e infine
il palazzo del Tribunale che fu aggiunto nel sec. XVII.
Da qui si incontrano via via le famose case-torri, oppure i severi palazzi in pietra
serena ed eccezionali memorie, come la casa del Petrarca (disgraziatamente distrutta
durante il secondo conflitto mondiale e ora ricostruita sulle tracce rimaste),
che danno un accento di particolare raccoglimento a molti angoli medievali della
città, la quale è ornata anche d'importanti edifici civili dell' età comunale, come
il Palazzo dei Priori (1333-37), il Palazzo Pretorio e la Torre Bigazza (1352).
Di un gotico semplice e severo è invece la chiesa di San Domenico, che accoglie,
eccezionale documento della pittura delle origini, il grande Crocifisso ligneo di
Cimabue e un' antologia notevolissima di affreschi.
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Un capitolo a parte va dedicato a quello che forse è il genio più illustre della
terra aretina: Guido Monaco conosciuto anche come Guido d'Arezzo o Guido Aretino
è stato un monaco e il primo grande musicologo italiano e teorico musicale. E’ considerato
l'ideatore della moderna notazione musicale e del tetragramma, che rimpiazzarono
l'allora dominante notazione neumatica.
Nacque intorno al 991. Il luogo della sua nascita è incerto: Arezzo in primo luogo,
ma anche Ferrara, Pomposa, Talla sono alcuni tra i centri che se ne contendono i
natali. Morì intorno al 1050.
Fu monaco benedettino e curò l'insegnamento della musica nell'Abbazia di Pomposa,
sulla costa Adriatica vicino a Ferrara, dove notò la difficoltà che i monaci avevano
ad apprendere e ricordare i canti della tradizione Gregoriana. Per risolvere questo
problema, ideò e adottò un metodo d'insegnamento completamente nuovo, che lo rese
presto famoso in tutta l'Italia settentrionale. L'ostilità e l'invidia degli altri
monaci dell'abbazia gli suggerirono di trasferirsi ad Arezzo, città che, benché
priva di un'abbazia, aveva una fiorente scuola di canto. Qui giunto, si pose sotto
la protezione del vescovo Tedaldo, a cui dedicò il suo famoso trattato: il Micrologus.
Dal 1025, Guido fu insegnante di musica e canto nella Cattedrale, dove ebbe modo
di proseguire gli studi intrapresi a Pomposa arrivando a codificare la moderna notazione
musicale, che avrebbe rivoluzionato il modo di insegnare, comporre e tramandare
la musica. Per aiutare i cantori, Guido aveva usato le sillabe iniziali dei versi
dell'inno a San Giovanni Battista di Paolo Diacono e le aveva usate per comporre
la scala musicale:
«Ut queant laxis
Resonare fibris
Mira gestorum
Famuli tuorum
Solve polluti
Labii reatum
Sancte Iohannes »
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« affinché possano cantare
con voci libere
le meraviglie delle tue azioni
i tuoi servi,
cancella il peccato
del loro labbro contaminato,
o san Giovanni »
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(Inno a S.Giovanni)
da cui derivarono i nomi delle note Ut-Re-Mi-Fa-Sol-La-Si
Ancora oggi Guido viene celebrato dai suoi concittadini attraverso un Concorso Polifonico Internazionale, che dal 1953 costituisce il più importante palcoscenico per le espressioni corali del mondo intero. Il Concorso Polifonico Internazionale "Guido d'Arezzo" è uno degli appuntamenti più importanti nel panorama delle manifestazioni culturali della città di Arezzo (www.polifonico.org).
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Citazioni
“…Giorgio, s'i'ho nulla di buono nell'ingegno, egli è venuto dal nascere nella sottilità
dell'aria del vostro paese d'Arezzo.” (Michelangelo Buonarroti)
“…Fu adunque già in Arezzo un ricco uomo, il qual fu Tofano nominato. A costui fu
data per moglie una bellissima donna, il cui nome fu monna Ghita, della quale egli
senza saper perché prestamente divenne geloso, di che la donna avvedendosi prese
sdegno; e più volte avendolo della cagione della sua gelosia addomandato né egli
alcuna avendone saputa assegnare se non cotali generali e cattive, cadde nell'animo
della donna di farlo morire del male del quale senza cagione aveva paura.” (Giovanni
Boccaccio)
* Aprile, Maggio, Giugno, Luglio, Agosto, Settembre, Ottobre, Dicembre
** Novembre, Marzo
Le tariffe sono inclusive di tasse e prima colazione a buffet. Massimo 2 persone
Aggiunta 3° letto: 20 € a notte
Bambini fino a 3 anni gratis
A conferma della prenotazione sarà richiesto un acconto pari al costo della prima
notte.
Il pagamento del saldo dovrà essere effettuato all'arrivo presso la struttura.
La stanza dovrà sempre essere liberata entro le ore 10:00 del giorno di partenza,
salvo differenti accordi precedentemente presi.
Si accettano fino a 7 giorni prima della data di arrivo senza alcun addebito. Dopo tale termine verrà addebitato l’importo relativo alla prima notte. Il mancato arrivo senza alcuna comunicazione comporterà la perdita di tutto l’importo versato.
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Dati per il vaglia postale/bonifico bancario:
Cinzia Isacchi
via Molinara 43/A
loc. Ponte a Chiani – 52100 Arezzo
Al momento della prenotazione verrà comunicato il codice IBAN per effettuare il bonifico
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E-Mail:
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info@chiusadeimonaci.it
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Tel:
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+39 338 9021734
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Tel-Fax:
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+39 0575 357434
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Indirizzo:
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B&B La Chiusa dei Monaci - via Molinara 43/A, loc. Ponte a Chiani - 52100 Arezzo, Italy
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